Costellazione
antichissima, essa rappresenta il grande eroe Eracle (Ercole), figlio
di Zeus e Alcmena, la più bella e saggia di tutte le mortali, concepito
in una notte nella quale il dio prese le sembianze del marito di lei,
Anfitrione. Il piccolo venne chiamato Alcide (da Alkè, forza) e già
dalla culla diede prova della sua grande forza, strangolando i due
serpenti che Era, la gelosissima moglie di Zeus, aveva mandato per
ucciderlo. Egli divenne immortale quando riuscì a suggere
furtivamente dal seno di Era addormentata. Nell'occasione si determinò
la creazione della Via Lattea: svegliatasi, Era allontanò il bambino,
ma il latte finì sulla volta celeste, lasciando la celebre "traccia".
Questo episodio, unitamente all'ira per il tradimento, spiega perchè
Era odierà Ercole e, non potendolo uccidere, cercherà di complicargli
la vita all'inverosimile.
Da
adulto raggiunse la bella statura di quattro cubiti e un piede (205
cm). L'eroe, sotto la malvagia influenza della dea, in un impeto di
follia uccise la moglie Megara e i suoi tre figli per poi recarsi,
pentito, presso l'Oracolo di Delfi, onde conoscere come espiare quella
colpa. Gli fu comunicato allora che doveva presentarsi presso Euristeo,
re di Micene, e servirlo e di chiamarsi da quel momento in avanti
Eracle ("gloria di Era"). Fu così che Euristeo affidò ad Ercole dieci
compiti impossibili, cui se ne aggiunsero altri due, da cui le
leggendarie Dodici Fatiche.
Nella
prima fatica, Eracle uccise il terribile leone di Nemea (rappresentato
dalla costellazione del Leone),
un animale terribile e dalla pelle invulnerabile, tanto che per averne
ragione, Eracle dovette afferrarlo fra le braccia e soffocarlo.
Nella seconda fatica egli
dovette uccidere l'Idra,
un mostro sanguinario dal corpo di cane e nove teste, che uccideva
chiunque gli passava vicino con il suo alito mefitico. Durante la
battaglia nella quale Eracle uccise l'idra di Lerna Era inviò contro
Eracle un granchio gigantesco, simboleggiato dalla costellazione del Cancro
che, prima di essere schiacciato inesorabilmente riuscì a mordere
l'eroe al tallone. Queste prime due imprese furono utili ad Eracle ai
fini dell'equipaggiamento: la pelle del leone gli servì da armatura per
tutta la vita e col sangue velenosissimo dell’idra trasformò
le
punte delle sue frecce in armi micidiali.
Nella
terza fatica dovette catturare la cerva cerinitica, che egli inseguì
per un anno intero arrivando fino ai paesi iperborei.
Andando
a caccia del cinghiale di Erimanto, che doveva portare vivo ad
Euristeo, quarta fatica, Eracle ebbe a che fare con i Centauri e,
inavvertitamente, ferì con una freccia
il più celebre fra essi, Chirone, rappresentato in cielo sia dalla
costellazione del Centauro
che da quella del Sagittario.
Nella
quinta fatica uccise con arco e frecce gli uccelli carnivori della
palude di Stinfalo.
La
sesta fatica consistette nella pulizia delle stalle di Augia, re degli
Epei, inondandole col fiume Alfeo deviato dal suo corso.
Nella
settima catturò il toro
di Creta, reso furioso da Poseidone.
L'ottava
fatica consistette nel domare le cavalle antropofaghe di Diomede, re
dei Bistoni, selvaggia popolazione della Tracia; uccise quindi lo
stesso re e ne diede il cadavere in pasto alle cavalle.
Con
la nona fatica uccise Ippolita, regina delle Amazzoni, e ne conquistò
la cintura.
Nella
decima fatica Eracle dovette rubare il bestiame a Gerione, un mostro
con tre corpi.
L'undicesima
fatica fu quella di impadronirsi dei pomi aurei delle Esperidi, che
erano sorvegliati dal drago
Ladone, che fu ucciso da Eracle; questa fatica fu particolarmente lunga
ed impegnativa, nel corso della quale, Eracle, uccise con una freccia l'aquila che rodeva il
fegato a Prometeo.
La
dodicesima fatica consistette nella cattura del mitologico guardiano
dell'Oltretomba, Cerbero, il cane dalle tre teste.
Alla
fine, all'eroe fu concessa la libertà ed alla sua morte il suo spirito
si unì agli dei e Zeus pose la sua costellazione nel cielo.
In tutte le rappresentazioni
di questa figura umana, essa appare sempre capovolta, cioè con la testa
in giù.
In
una mano tiene una clava, che si protende verso il basso, mentre
nell'altra, la fantasia dei disegnatori ha posto varie cose: in genere
vi appare la pelle del leone Nemeo, con in più un ramo dell'albero dai
frutti d'oro, o addirittura un animale a tre teste, individuato in
Cerbero, guardiano degli Inferi, presente tra l'altro nella Divina
Commedia di Dante.
Alpha
Herculis si chiama Ras
Algethi, che in arabo significa "il capo dell'inginocchiato", perché in
questa posizione era immaginato Ercole. I cinesi la chiamavano invece
"il trono dell'imperatore".
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