Due
sono i miti greci legati a questa costellazione. Il primo narra che
Poseidone come sua moglie scelse una delle Nereidi, Anfitrite, la quale
però era contraria alle nozze. Anfitrite per sfuggire alla corte
ossessionante di Poseidone si nascose sul monte Atlante. Il dio
incaricò alcuni uomini tra i quali un certo Delfino di convincere la
nereide ad accettarlo come compagno. Delfino fu il più convincente di
tutti e per riconoscenza il dio pose fra le stelle l’immagine del
delfino.
Un’altra
tradizione ci informa che l’immagine del delfino fu posta in cielo da
Dionisio per rammentare a tutti gli uomini il castigo inflitto ad
alcuni marinai etruschi. Questi avevano il compito di condurlo a Nasso
dove lo avrebbero accolto le ninfe destinate ad allevarlo, ma durante
il viaggio lo rapirono, con l’intenzione di chiedere un sostanzioso
riscatto. Il dio accortosi di quanto stava accadendo, intonò una
misteriosa e dolce melodia che ipnotizzò i rapitori che si misero a
danzare fra loro fino a quando si gettarono in mare trasformandosi in
delfini.
Un’altra
versione di questo mito sostituisce alla figura di Dionisio quella di
Arione, musico di Lesbo.
Durante
un viaggio dalla Sicilia a Corinto, i marinai della nave che lo
trasportava complottarono per ucciderlo e rubargli il denaro che aveva
guadagnato col canto.
Apollo
gli apparve in sogno svelandogli il complotto e promettendogli il suo
aiuto. Al momento dell'aggressione, Arione chiese ai nemici di
concedergli la grazia di cantare per l'ultima volta.
Alla
sua voce, dei delfini uscirono dal mare e Arione, fidando nell'aiuto
del dio, si buttò in acqua. Un delfino lo portò sul dorso fino a riva.
Apollo, in segno di riconoscenza, portò il Delfino in cielo.
Ci sono
però altri riferimenti; tra gli ebrei antichi la costellazione
rappresentava il pesce di Giona.
Nota:
Molto
interessante e poco noto è il fatto che le due stelle alfa e beta
vennero riportate all'inizio del XIX secolo dal Piazzi con i
nomi
di Sualocin e Rotanev; molti astronomi, anche attuali, si sono
scervellati per cercarne l'origine, certamente araba. Invece è uno
scherzo giocatoci dal Piazzi medesimo.
I due nomi letti a
rovescio, diventano Nicolaus Venator, nome latinizzato di Niccolò
Cacciatore, allora assistente del Piazzi all'Osservatorio di Palermo e
suo successore nella direzione.
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