Questa
bella costellazione australe, attraversata in parte dalla Via Lattea,
deve la sua importanza alla sua stella principale: Sirio, la più
brillante del cielo. Il nome Sirio potrebbe derivare dal greco col
significato di "brillante" o "infuocata".
La sua importanza
risale già ad almeno tremila anni prima di Cristo, quando era assunta
come regolatrice del calendario egizio. Il suo sorgere "eliaco", cioè
la sua prima nuova apparizione al mattino prima del Sole, coincideva
col solstizio d'estate e dava l'avviso della prossima benefica
inondazione del Nilo. Il suo nome egizio, Sothis, aveva pure il
medesimo significato di "splendente", ma forse per il suo annuncio del
fenomeno essa divenne il "cane" che stava all'erta.
D'altra parte, aveva anche inizio la stagione dei grandi caldi e la
"stella canicula" divenne il sinonimo di grande calura.
Secondo la mitologia dei romani, il Cane Maggiore, insieme al
Cane Minore,
rappresentano i cani da caccia di
Orione.
In
effetti, però, in origine il Cane Maggiore simboleggiava il Cane per
antonomasia, e rappresentava un cane da caccia, Lelape, che non mancava
mai la preda, appartenuto ad Artemide e donato da questa alla sua
ancella Procri.
Oppure, rappresentava Mera, il cane dell'eroe
Icario, che introdusse la vite nell'Attica e fu ucciso dai contadini
ubriachi. La figlia di Icario, Erigone, fu guidata da Mera sulla tomba
del padre, dove si suicidò e fu trasformata nella costellazione della
Vergine; poi, anche il
cane morì sulla tomba del padrone e Dionisio, in segno della sua
fedeltà, lo trasformò in costellazione.